Patto di famiglia: cos'è, come funziona e quando conviene
28/07/2026
Tempo di lettura 3 min
28/07/2026
Tempo di lettura 3 min
In Italia la maggior parte delle imprese è a conduzione familiare. Tuttavia, il passaggio generazionale rappresenta ancora oggi uno dei momenti più delicati nella vita di un'azienda. Il patto di famiglia è lo strumento giuridico pensato proprio per affrontare questa fase, ma rimane ancora poco conosciuto e poco utilizzato.
Il patto di famiglia è un contratto introdotto nel codice civile nel 2006 con la legge n. 55, agli articoli 768-bis e seguenti. Consente all'imprenditore o al titolare di partecipazioni societarie di trasferire in vita l'azienda o le proprie quote a uno o più discendenti, regolando contestualmente la posizione degli altri legittimari.
Prima del 2006, farlo era praticamente impossibile senza rischiare contestazioni: il divieto dei patti successori (art. 458 c.c.) vietava qualsiasi accordo anticipato sull'eredità di una persona ancora in vita. Il patto di famiglia è l'unica eccezione esplicita a quel divieto, introdotta proprio per facilitare la continuità delle imprese familiari italiane.
Il contratto deve essere stipulato con atto pubblico notarile. Non è un documento che si firma in privato: la forma notarile è obbligatoria e serve a garantire che tutti i soggetti coinvolti abbiano compreso l'operazione e che i valori siano stati correttamente determinati.
Chi deve partecipare oltre all'imprenditore e al discendente assegnatario? Il coniuge e tutti i legittimari attuali, cioè coloro che avrebbero diritto alla quota di riserva se la successione si aprisse in quel momento. Non basta il consenso del discendente che riceve l'azienda: tutti gli altri eredi legittimari devono essere presenti e devono essere liquidati. La liquidazione può avvenire in denaro o in natura, e i legittimari possono anche rinunciarvi.
Il punto cruciale è che, una volta firmato il patto, l'azienda trasferita è esclusa dalla futura successione. I legittimari non assegnatari, avendo già ricevuto la loro liquidazione, non potranno più rimettere in discussione il trasferimento. È questa la differenza fondamentale rispetto a una donazione o a un testamento, che possono essere impugnati dai legittimari.
Il trasferimento di azienda o partecipazioni societarie tramite patto di famiglia beneficia dell'esenzione totale dall'imposta di successione e donazione, a condizione che il discendente assegnatario mantenga il controllo dell'azienda per almeno cinque anni. È la stessa agevolazione prevista per i trasferimenti in caso di morte, ma applicata a un trasferimento in vita, il che la rende particolarmente vantaggiosa.
Il patto di famiglia non è applicabile a qualsiasi tipo di bene: riguarda esclusivamente aziende e partecipazioni societarie. Gli immobili possono essere inclusi solo se fanno parte del compendio aziendale trasferito, oppure se vengono assegnati in natura come liquidazione ai legittimari non assegnatari.
Un altro limite riguarda i legittimari sopravvenuti: se dopo la firma del patto nascono nuovi legittimari, un figlio non ancora nato, ad esempio, questi potranno chiedere la liquidazione della loro quota entro due anni dall'apertura della successione. Il patto non li esclude automaticamente.
Infine, è uno strumento che richiede una valutazione attenta e condivisa dell'azienda al momento della firma. Se il valore dell'azienda cresce significativamente dopo il patto, chi ha ricevuto la liquidazione potrebbe considerarla inadeguata, anche se non avrà strumenti legali per contestare il trasferimento già avvenuto.
Il patto di famiglia ha senso quando l'imprenditore ha già un'idea chiara di chi dovrà continuare l'attività, quando vuole blindare quella scelta evitando futuri conflitti tra eredi, e quando il vantaggio fiscale dell'esenzione è rilevante rispetto al valore dell'azienda. Richiede la collaborazione di un notaio e, nella maggior parte dei casi, di un commercialista e di un consulente legale.
Non è uno strumento da improvvisare, ma da pianificare con anticipo, idealmente quando l'azienda è solida, i rapporti familiari sono chiari e c'è tempo per strutturare l'operazione senza la pressione di un passaggio generazionale urgente.