Bail-in in Italia: come funziona e fino a quanto sei protetto
14/04/2026
Tempo di lettura 3 min
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Ogni volta che una banca finisce sui giornali per difficoltà finanziarie, la parola bail-in torna a circolare. Spesso con toni allarmistici, quasi sempre con poca precisione. Ecco come funziona davvero.
Il bail-in, letteralmente "salvataggio interno", è uno strumento introdotto in Italia nel 2016 nell'ambito della direttiva europea BRRD. L'idea di fondo è semplice: se una banca va in crisi, il costo del salvataggio deve ricadere su chi ha investito nella banca stessa, non sui contribuenti. Prima si esauriscono le risorse degli azionisti, poi degli obbligazionisti, e solo in ultima istanza si toccano i depositi, e solo oltre una certa soglia.
Il bail-in si distingue dal bail-out, il vecchio modello in cui era lo Stato a intervenire con denaro pubblico. Quel modello è stato progressivamente abbandonato in Europa proprio per evitare che i costi delle crisi bancarie ricadessero sulla collettività.
Il meccanismo segue un ordine preciso, basato sul grado di rischio degli strumenti. I primi a essere coinvolti sono gli azionisti della banca, che possono vedere le proprie azioni azzerarsi. Se non basta, si passa agli obbligazionisti subordinati, poi agli obbligazionisti ordinari non garantiti. Solo se tutto questo non fosse sufficiente, vengono coinvolti i depositanti, ma esclusivamente per la parte che eccede i 100.000 euro.
Questa gerarchia ha una logica: chi ha accettato un rischio maggiore in cambio di un rendimento più alto sopporta le perdite per primo. Chi ha semplicemente lasciato i soldi sul conto corrente è l'ultimo a essere chiamato in causa.
I depositi fino a 100.000 euro sono esclusi dal bail-in e garantiti dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD). La garanzia è per depositante e per singola banca: se hai 80.000 euro in tre banche diverse, hai 80.000 euro garantiti presso ciascuna, indipendentemente dal totale.
Se hai più conti presso la stessa banca, i saldi si cumulano: due conti da 60.000 euro nella stessa banca contano come 120.000 euro, con soli 100.000 garantiti. Cambiare banca, in questo caso, fa differenza.
Esiste anche una protezione temporanea rafforzata fino a 200.000 euro per situazioni specifiche: incasso dalla vendita di un immobile, ricezione di un'eredità, pagamento di un risarcimento. In questi casi la copertura può salire per un periodo limitato, solitamente tre mesi.
Un punto spesso trascurato: i titoli presenti nel deposito titoli, azioni, obbligazioni, ETF di altri emittenti, sono esclusi dal bail-in. Quei titoli non appartengono alla banca, appartengono al cliente. La banca li custodisce, ma in caso di crisi non può toccarli.
Fanno eccezione le azioni e le obbligazioni emesse dalla banca stessa: quelle sì rientrano nel perimetro del bail-in e possono essere svalutate o convertite. È uno dei motivi per cui detenere obbligazioni della propria banca, pratica ancora diffusa, rappresenta un rischio spesso sottovalutato.
Le crisi bancarie gravi sono eventi rari. Ma aprire un secondo conto corrente non costa nulla, e distribuire la liquidità su due banche diverse porta la garanzia da 100.000 a 200.000 euro senza alcun sacrificio. Chi tiene 200.000 euro fermi su un unico conto, senza una ragione precisa, sta rinunciando a una tutela che il sistema mette già a disposizione gratuitamente.