09/12/2025
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Uno degli errori più comuni quando si parla di investimenti è pensare che esistano strumenti “giusti” o “sbagliati” in senso assoluto.
In realtà, molti investimenti funzionano benissimo… ma non per tutte le persone, e non in tutte le situazioni.
Un ETF azionario globale, obbligazioni, un investimento in oro: tutti possono avere senso sulla carta. Il problema nasce quando lo strumento è corretto, ma il contesto di chi investe non lo è.
Spesso si guarda a un grafico e si pensa: “Nel lungo periodo ha sempre reso bene”.
È vero. Ma tra quel “lungo periodo” e il risultato finale c’è un elemento che i grafici non mostrano: l’esperienza dell’investitore.
Un investimento può avere una buona performance media, ma attraversare fasi di forte volatilità, periodi negativi lunghi anni e momenti in cui sembra “non funzionare più”.
Se chi investe non è preparato a vivere queste fasi, il rischio non è il rendimento basso, ma la decisione sbagliata nel momento sbagliato.
Molti investimenti funzionano solo se lasciati lavorare a lungo.
Il problema è che spesso vengono usati con un orizzonte troppo breve.
Un esempio semplice: un ETF azionario globale può essere una buona scelta a 15–20 anni, ma lo stesso ETF può diventare molto rischioso se l’obiettivo è tra 3 o 4 anni.
Non perché lo strumento cambi, ma perché cambia il tempo a disposizione.
Quando il tempo si accorcia, la volatilità pesa di più e la probabilità di dover disinvestire in un momento sfavorevole aumenta.
Ogni investimento ha un costo che non appare nei prospetti informativi: la fatica emotiva.
Guardare il proprio capitale scendere del 20% o del 30%, anche solo temporaneamente, non è facile.
Molti pensano di riuscirci… finché non succede davvero.
Qui nasce uno dei paradossi più frequenti: un investimento può essere teoricamente adatto, ma praticamente insostenibile.
E quando uno strumento diventa emotivamente insostenibile, prima o poi viene abbandonato. Spesso nel momento peggiore.
Un altro problema comune è entrare in un investimento con aspettative non realistiche.
Succede spesso con:
investimenti tematici
mercati emergenti
strumenti più volatili o “di moda”
Se ci si aspetta una crescita rapida e lineare, la prima fase negativa viene vissuta come un fallimento.
In realtà, quella fase negativa fa spesso parte del funzionamento normale dello strumento.
Il problema non è l’investimento, ma l’idea che ci si era fatti prima di comprarlo.
Immaginiamo due persone che investono nello stesso ETF.
La prima:
ha un orizzonte lungo
sa che ci saranno fasi negative
ha deciso in anticipo cosa fare (e cosa non fare)
La seconda:
entra senza un obiettivo preciso
controlla spesso il portafoglio
cambia idea alla prima difficoltà
Lo strumento è identico.
Il risultato finale, quasi sicuramente, no.
Questo succede perché l’investimento non vive da solo: vive dentro le decisioni di chi lo possiede.
Prima di investire, vale la pena fermarsi e farsi alcune domande semplici:
Per quanto tempo posso davvero lasciare investiti questi soldi?
Quanto rischio voglio assumermi?
Cosa farei se il valore scendesse del 20–30%?
Questo strumento serve davvero a un mio obiettivo concreto?
Se le cose andassero male per qualche anno, riuscirei a restare coerente?
Non servono formule complesse. Serve onestà con se stessi.
Non esistono investimenti perfetti.
Esistono investimenti coerenti o incoerenti con chi li utilizza.
Un buon investimento, scelto nel momento sbagliato o con aspettative sbagliate, può diventare una pessima esperienza.
E un investimento apparentemente semplice, se allineato a tempo, obiettivi e tolleranza al rischio, può funzionare molto meglio di soluzioni più “sofisticate”.