Investire in oro: perchè spesso delude chi lo compra
16/12/2025
Tempo di lettura 4 min
16/12/2025
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Negli ultimi mesi si parla molto di oro.
La salita dei prezzi lo ha riportato al centro dell’attenzione e, come spesso accade, quando un asset sale diventa improvvisamente “interessante”, “necessario”, a volte persino “ovvio”.
Il rischio è sempre lo stesso: entrare su un investimento guardando soprattutto quello che ha fatto di recente, più che quello che può (o non può) fare nel tempo.
Il problema, ancora una volta, non è l’oro in sé.
È come e perché viene acquistato.
L’oro viene spesso descritto come un bene rifugio per definizione.
Nell’immaginario comune dovrebbe:
proteggere dalle perdite
salire quando i mercati scendono
rendere il portafoglio più stabile
Nella realtà, l’oro può attraversare periodi anche lunghi di stagnazione o ribasso, talvolta proprio mentre altri asset crescono.
Non genera reddito, non distribuisce dividendi e il suo rendimento dipende esclusivamente dal prezzo.
Questo lo rende molto diverso da ciò che molti si aspettano quando lo inseriscono in portafoglio.
Oggi dell’oro si parla molto perché il prezzo è salito.
È normale: l’attenzione segue sempre la performance.
Ma una buona performance recente non cambia le caratteristiche dell’asset, non riduce automaticamente i rischi e non garantisce nulla per il futuro.
Comprare oro dopo una forte salita può significare comprare sull’onda delle aspettative, non su una valutazione ragionata del suo ruolo nel portafoglio.
Un altro equivoco diffuso è pensare che l’oro sia “stabile”.
In realtà il prezzo dell’oro è volatile, può scendere anche in modo significativo, anche in periodi in cui ci si aspetterebbe protezione.
La volatilità dell’oro è diversa da quella azionaria, ma questo non la rende automaticamente più facile da sopportare.
Chi lo acquista pensando a un percorso lineare rischia di restare sorpreso.
È vero che nel lunghissimo periodo l’oro ha mantenuto il potere d’acquisto.
Ma questo non significa che protegga sempre dall’inflazione o che lo faccia nel breve periodo.
Ci sono fasi in cui inflazione e oro si muovono insieme, e altre in cui la relazione è debole o assente.
Usare l’oro come unica risposta all’inflazione significa semplificare troppo.
Spesso l’oro fisico viene percepito come qualcosa di “fuori dal sistema” o fiscalmente neutro.
In realtà non è così.
In Italia:
anche sull’oro fisico si paga la plusvalenza, se realizzata
serve poter dimostrare il prezzo di acquisto
in caso contrario, la tassazione può essere penalizzante
A questo si aggiungono:
spread di acquisto e vendita
costi di custodia o sicurezza
minore praticità rispetto agli strumenti finanziari
Tutti elementi che incidono sul risultato finale.
Non tutte le esposizioni all’oro sono uguali.
L'Oro fisico è più “tangibile”, ma meno efficiente, mentre ETC ed ETF sono più liquidi e semplici ma più tecnici.
Inoltre esistono esposizioni indirette tramite per esempio azioni di società minerarie, con andamenti però differenti dal prezzo spot.
Chi investe senza sapere cosa sta davvero comprando rischia di ritrovarsi con uno strumento che non risponde alle aspettative iniziali.
L’oro può avere un ruolo:
come elemento di diversificazione
come parte di un portafoglio ampio
con un orizzonte coerente
in percentuali contenute
Ha meno senso quando viene vissuto come:
risposta immediata all’incertezza
investimento “che non può andare male”
reazione emotiva a una fase di mercato
Più che chiedersi se l’oro sia “un bene rifugio”, ha senso chiedersi:
perché lo sto comprando ora?
che ruolo deve avere nel mio portafoglio?
cosa farò se resterà fermo o scenderà?
Molte delusioni non nascono dall’oro, ma dalle aspettative con cui viene acquistato.
L’oro non è né una truffa né una soluzione magica.
È uno strumento con caratteristiche precise, che funziona solo se usato nel contesto giusto.
Come spesso accade negli investimenti, il problema non è l’asset.
È l’uso che se ne fa.