Il mito della tredicesima
23/12/2025
Tempo di lettura 3 min
23/12/2025
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Ogni anno, a dicembre, torna puntuale la stessa idea: la tredicesima come “extra”.
Qualcosa in più, quasi inatteso, da spendere o gestire in modo diverso dallo stipendio normale.
È un modo di pensarla molto diffuso.
Ed è anche il motivo per cui la tredicesima viene spesso trattata come soldi diversi da tutti gli altri.
Il primo mito da sfatare è semplice: la tredicesima non è un regalo.
Non è un premio.
Non è un’entrata straordinaria.
È stipendio, maturato mese dopo mese e pagato tutto insieme a fine anno.
Il fatto che arrivi in un’unica soluzione la rende più visibile, ma non la rende diversa dal resto del reddito.
Dal punto di vista psicologico, la tredicesima subisce un bias ben noto: quello dei house money.
In breve, tendiamo a trattare questi soldi come se non fossero davvero nostri, come se fossero “in più” e potessero essere spesi o gestiti con meno attenzione.
È lo stesso meccanismo che porta a rischiare di più con una vincita rispetto allo stipendio.
Razionalmente sappiamo che non è così.
Comportamentalmente, però, ci comportiamo come se lo fosse.
Questo spiega perché la tredicesima viene spesso assorbita da:
regali
viaggi
cene
spese che durante l’anno sarebbero state rimandate
Non c’è nulla di sbagliato in questo.
Natale è uno dei pochi momenti dell’anno in cui ha senso concedersi qualcosa in più.
Il problema non è spenderla.
Il problema è spenderla tutta in automatico, senza neanche fermarsi a decidere.
Usare una parte della tredicesima per migliorare la qualità della vita a fine anno è legittimo.
In molti casi è anche sano.
Ma trattarla come qualcosa che “va consumato” porta a perdere un’occasione: quella di usarne una parte in modo più strutturato.
Non serve fare scelte drastiche.
Non serve investire tutto.
Spesso basta separare una quota.
Qui nasce l'idea:
se la tredicesima viene percepita come “soldi extra”, si può usare questa percezione in modo costruttivo.
Proprio perché non pesa come lo stipendio mensile, non viene “sentita” subito e arriva tutta insieme, può essere un buon momento per investirne una percentuale.
Non perché sia denaro speciale, ma perché emotivamente è più facile lasciarne andare una parte.
Usare una parte della tredicesima per investire non vuol dire rovinarsi il Natale.
Significa semplicemente:
non trattare tutto come spesa
non rimandare sempre “a quando avanzerà qualcosa”
usare un momento favorevole per creare un’abitudine
Anche cifre contenute, se ripetute negli anni, fanno più differenza di quanto sembri.
Il mito della tredicesima non è nel fatto che esista.
È nel modo in cui viene interpretata.
Non è un bonus da consumare, né una somma da mettere via per forza.
È reddito, come il resto.
Goderne una parte ha senso.
Usarne una parte per investire può essere un buon compromesso.
La differenza non la fa la cifra, ma la scelta consapevole.