Orologi, auto d'epoca e arte: quando la passione diventa investimento.
05/05/2026
Tempo di lettura 4 min
05/05/2026
Tempo di lettura 4 min
I collectibles hanno prodotto ritorni significativi nel lungo periodo. Ma come ogni asset class, il momento in cui si entra conta quanto quello in cui si esce e bisogna sapere cosa si sta comprando.
Il Knight Frank Luxury Investment Index (KFLII), che traccia annualmente un paniere di beni da collezione tra cui orologi, auto d'epoca, arte, vino e gioielli, ha registrato un rendimento del 38,6% nell'ultimo decennio secondo il Wealth Report 2026. Non è un numero trascurabile, ma è molto meno brillante di quanto certi articoli facciano credere citando i picchi del 2022.
Chi ha comprato orologi di lusso tra il 2020 e il 2022 negli anni del boom, quando i Rolex sul mercato secondario raggiungevano prezzi record e i media ne parlavano come di investimenti infallibili, ha visto i valori correggere significativamente da quei massimi. Il vino da investimento è ancora giù di circa il 25% dai picchi del 2022. L'arte ha perso terreno per due anni consecutivi prima di stabilizzarsi. Nei collectibles come in qualsiasi mercato, comprare perché "sta salendo tutto" raramente finisce bene.
Il punto di partenza migliore per i collectibles è la passione genuina: chi ama le auto d'epoca, gli orologi meccanici o l'arte contemporanea tende naturalmente ad approfondire, a frequentare i mercati, a sviluppare un occhio. È da quella conoscenza che nascono le scelte migliori, non dall'idea che un certo oggetto salirà di valore perché qualcuno lo ha detto.
A differenza di un ETF, dove il prezzo è trasparente e aggiornato in tempo reale, i collectibles sono mercati opachi. Il valore di un orologio dipende dal modello, dall'anno, dallo stato delle lancette, dalla presenza della scatola originale. Quello di un'auto d'epoca dalla storia del veicolo, dalla matching numbers, da chi l'ha posseduta prima. Chi conosce il settore sa cosa cercare. Chi lo insegue per moda spesso paga il prezzo sbagliato per la cosa sbagliata.
Uno degli argomenti più citati a favore dei collectibles è la bassa correlazione con i mercati finanziari. In parte è reale: durante la crisi del 2008, le auto d'epoca di fascia alta hanno subito un calo molto più contenuto rispetto all'azionario. In parte è un'illusione statistica: i prezzi dei beni da collezione non si aggiornano in tempo reale come le azioni, e la scarsa liquidità del mercato crea una volatilità apparentemente bassa che non corrisponde al rischio reale.
C'è anche un elemento strutturale da considerare: i collectibles sono fortemente correlati alla crescita della ricchezza globale. Quando i mercati finanziari salgono per anni, cresce la domanda di asset alternativi di prestigio. Quando i tassi salgono e la liquidità si riduce, come è accaduto nel 2022-2023, anche i collectibles correggono. La decorrelazione funziona meglio in certi scenari specifici, non è una proprietà stabile nel tempo.
Qualsiasi analisi dei ritorni sui collectibles che non includa i costi di gestione è incompleta. Un'auto d'epoca richiede assicurazione, manutenzione specializzata, box climatizzato. Un'opera d'arte richiede conservazione, certificazione, eventualmente restauro. Un orologio di fascia alta deve essere revisionato periodicamente.
A questi si aggiungono i costi di transazione: le commissioni delle case d'asta arrivano spesso al 25-30% tra venditore e acquirente, e il mercato privato, pur meno costoso, richiede competenze specifiche per evitare sovrapprezzo o contraffazioni. Su orizzonti brevi, questi costi possono azzerare i rendimenti apparenti.
I collectibles non producono reddito corrente. Non ci sono cedole, dividendi, né affitti. Il ritorno è interamente basato sull'apprezzamento del capitale, che si realizza solo al momento della vendita, e trovare un acquirente disposto a pagare il prezzo desiderato richiede tempo, in alcuni casi anni.
Questa illiquidità non è necessariamente un difetto, ma deve essere messa in conto. Chi ha necessità di liquidare rapidamente si trova spesso a scegliere tra aspettare o accettare un prezzo inferiore. È esattamente l'opposto di un portafoglio finanziario ben costruito.
Gli investitori con patrimoni molto elevati allocano in media circa il 5% del proprio patrimonio in collectibles. Non è una cifra casuale: è sufficiente per beneficiare della diversificazione e del piacere estetico dell'asset, senza che le sue caratteristiche specifiche( illiquidità, costi, assenza di reddito corrente) pesino in modo significativo sull'insieme.
Un Rolex in cassaforte o un'auto d'epoca in garage possono essere parte di un patrimonio ben gestito. Difficilmente ne sono il pilastro. La differenza tra chi li possiede come passione con un ritorno potenziale e chi li tratta come strategia di investimento principale è spesso la differenza tra chi ha un piano finanziario e chi no.