Obbligazioni high yield: rendimento extra o rischio nascosto?
25/08/2026
Tempo di lettura 3 min
25/08/2026
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Le obbligazioni high yield offrono cedole più alte rispetto ai titoli di Stato o alle obbligazioni investment grade. Quel rendimento in più non è un regalo: è la compensazione richiesta dal mercato per un rischio di credito più elevato. Capire quale è il punto di partenza per valutarle correttamente.
Le obbligazioni high yield, dette anche junk bond, sono titoli emessi da società con un rating creditizio inferiore alla soglia investment grade: sotto BBB- per S&P e Fitch, sotto Baa3 per Moody's. Il rating più basso indica una maggiore probabilità che l'emittente non riesca a rimborsare il debito. Per compensare questo rischio, queste obbligazioni offrono cedole più alte rispetto ai titoli di qualità superiore.
Il rischio principale delle high yield è il default: l'emittente non riesce a pagare le cedole o a rimborsare il capitale. Il tasso di default storico di lungo periodo per gli emittenti high yield europei si attesta intorno al 3,1% annuo (S&P Global, media storica). Non è trascurabile, ma va contestualizzato: significa che in media ogni anno circa 3 emittenti su 100 non riescono a far fronte ai propri impegni. Il tasso era salito al 4,5% nel 2024, periodo di tassi elevati, per poi scendere verso il 3,75% nel 2025.
In caso di default, esiste un tasso di recupero: chi detiene obbligazioni recupera in media una parte del valore nominale, che varia significativamente in base al tipo di titolo e alla struttura del debito. Una buona diversificazione, riduce l'impatto di un singolo default sul portafoglio complessivo.
Il tasso di default non è costante. Nelle fasi di espansione economica scende; nelle recessioni può salire significativamente, durante il Covid aveva toccato proiezioni dell'8,5% in Europa. La fase del ciclo economico conta molto più della media storica.
Le high yield vengono spesso presentate come un'alternativa obbligazionaria con rendimenti quasi azionari. Il problema è che nelle fasi di stress di mercato, esattamente quando si vorrebbe che la componente obbligazionaria ammortizzasse le perdite azionarie, le high yield tendono a comportarsi in modo molto più simile alle azioni che alle obbligazioni.
Durante le crisi, gli spread high yield si allargano bruscamente e i prezzi crollano insieme all'azionario. Chi le usa come unica componente obbligazionaria si ritrova con una diversificazione molto più bassa di quella che pensava di avere. Non è un problema se si capisce in anticipo; lo è se si pensa di avere un portafoglio bilanciato quando in realtà si ha esposizione concentrata al rischio di credito.
Le obbligazioni high yield hanno senso come componente satellite di un portafoglio già diversificato, non come sostituto dei titoli di Stato o delle obbligazioni investment grade. Un peso moderato, accanto a una componente di reddito fisso di qualità superiore, permette di catturare parte del rendimento aggiuntivo senza concentrare il rischio di credito.
Tendono a performare meglio nelle fasi di espansione economica, quando i default scendono e gli spread si comprimono, e peggio nelle recessioni. Non sono uno strumento da comprare e dimenticare: richiedono consapevolezza del ciclo e della composizione complessiva del portafoglio.