Imposta di successione in Italia: come funziona e quanto si paga davvero
14/07/2026
Tempo di lettura 3 min
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L'imposta di successione è uno dei temi più discussi quando si parla di pianificazione patrimoniale. Spesso viene sopravvalutata come problema, spesso sottovalutata come opportunità di pianificazione. Ecco come funziona davvero.
Aliquote e franchigie
L'imposta di successione in Italia si applica in base al grado di parentela tra il defunto e gli eredi. Le aliquote sono rimaste invariate con la riforma del 2025 e sono le seguenti.
Per coniuge e parenti in linea retta (figli, genitori, nipoti) l'aliquota è del 4%, applicata sul valore eccedente una franchigia di 1.000.000 euro per ciascun erede. Per fratelli e sorelle l'aliquota è del 6%, con franchigia di 100.000 euro per ciascun erede. Per gli altri parenti fino al quarto grado e affini in linea collaterale fino al terzo grado l'aliquota è del 6%, senza alcuna franchigia. Per tutti gli altri soggetti: amici, conviventi non sposati, soggetti estranei, l'aliquota è dell'8%, senza franchigia. Per i beneficiari con disabilità grave riconosciuta ai sensi della legge 104/1992, la franchigia è elevata a 1.500.000 euro indipendentemente dal grado di parentela.
Un esempio pratico
Un genitore lascia in eredità 1.500.000 euro a un figlio unico. La franchigia è di 1.000.000 euro, quindi l'imposta si calcola sui 500.000 euro eccedenti: al 4% significa 20.000 euro di imposta. Su un patrimonio di 1,5 milioni di euro, un carico fiscale di 20.000 euro, poco più dell'1%, è significativamente più basso rispetto a quanto molti si aspettano.
Se invece lo stesso patrimonio venisse lasciato a un convivente non coniugato, senza franchigia e con aliquota all'8%, l'imposta sarebbe di 120.000 euro. Il grado di parentela fa quindi una differenza enorme, e chi convive senza essere sposato è in una posizione fiscalmente svantaggiata rispetto al coniuge.
Gli immobili: attenzione alle imposte accessorie
Quando l'eredità comprende immobili, all'imposta di successione si aggiungono l'imposta ipotecaria (2% del valore catastale rivalutato) e l'imposta catastale (1%). Se l'erede ha i requisiti per l'agevolazione prima casa, entrambe si applicano in misura fissa di 200 euro ciascuna. Per gli altri immobili, invece, il peso delle imposte accessorie può essere rilevante e va considerato nel calcolo complessivo.
Le novità dal 2025: autoliquidazione
Dal 1° gennaio 2025 l'imposta è autoliquidata dagli eredi, che devono calcolarla autonomamente e versarla entro 90 giorni dalla scadenza del termine previsto per la presentazione della dichiarazione di successione. L'Agenzia delle entrate effettuerà controlli successivi e, in caso di errori, notificherà un avviso di liquidazione. Non cambia la sostanza fiscale, ma cambia la responsabilità del calcolo, che ora è interamente in capo agli eredi.
Cosa è escluso dall'imposta
Non tutto il patrimonio è soggetto all'imposta di successione. I titoli di Stato italiani ed equiparati sono esenti. Le somme pagate ai beneficiari di una polizza vita in caso di morte dell'assicurato non sono soggette a imposta di successione. Le quote di aziende o società trasferite a discendenti o coniuge, con mantenimento del controllo per almeno cinque anni, beneficiano di un'esenzione totale dall'imposta.
Esistono infine alcune ulteriori ipotesi di esclusione, come veicoli iscritti al Pubblico Registro Automobilistico o ELTIF che soddisfano i requisiti normativi.
L'Italia è tra i paesi più favorevoli in Europa
Nel confronto europeo, l'Italia ha un regime successorio relativamente favorevole. Franchigie di 1.000.000 euro per erede diretto e aliquote al 4% sono significativamente più basse rispetto a paesi come la Francia (dove l'aliquota massima può arrivare al 45%), il Belgio o la Germania. Questo rende l'Italia, paradossalmente, uno dei paesi in cui la pianificazione successoria ha meno urgenza fiscale per patrimoni di fascia media, ma non significa che sia irrilevante, soprattutto per patrimoni elevati o per chi vuole lasciare beni a persone non legate da parentela stretta.