Mercati privati: cosa cambia con ELTIF 2.0 per l'investitore retail
04/08/2026
Tempo di lettura 3 min
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Per decenni i mercati privati sono stati riservati a fondi pensione, fondi sovrani e grandi family office. Con la normativa ELTIF 2.0, entrata in vigore nel 2024, questo scenario sta cambiando. Vediamo cosa sono, cosa prevede la nuova normativa e quali aspetti è importante valutare prima di investire.
I mercati privati comprendono tutte le asset class che non sono negoziate su mercati regolamentati pubblici. Le principali categorie sono il private equity (partecipazioni in aziende non quotate), il private debt (prestiti diretti a imprese non quotate, fuori dal sistema bancario tradizionale), le infrastrutture (autostrade, porti, energie rinnovabili, reti digitali) e gli investimenti in attività reali, come immobiliare istituzionale, foreste e terreni agricoli.
Storicamente queste asset class hanno generato, in media, rendimenti superiori rispetto agli equivalenti mercati quotati. Questo maggiore rendimento è stato in parte la compensazione richiesta dagli investitori per accettare una minore liquidità. Ma non solo: i mercati privati danno accesso a segmenti dell'economia reale che i mercati pubblici non coprono. Le PMI italiane, ad esempio, si finanziano quasi esclusivamente tramite banche e private debt, non tramite borse valori.
Fino a pochi anni fa accedere ai mercati privati richiedeva capitali minimi nell'ordine del milione di euro o più, orizzonti temporali di dieci anni o oltre, e la capacità di valutare gestori altamente specializzati. Inoltre, la struttura stessa dei fondi richiedeva processi amministrativi e legali che avevano senso solo per investitori di grandi dimensioni.
Anche la normativa europea frenava: la prima versione degli ELTIF, introdotta nel 2015, imponeva una soglia minima di 10.000 euro e vietava di investire più del 10% del proprio patrimonio complessivo in questi strumenti per chi aveva meno di 500.000 euro. Il risultato fu un mercato poco sviluppato: in tutta Europa, l'Italia era al primo posto per volume con soli 28 ELTIF autorizzati.
Il Regolamento UE 2023/606, entrato in vigore il 10 gennaio 2024, ha rimosso le barriere principali. Non esiste più una soglia minima obbligatoria di investimento per i retail, né il limite del 10% del patrimonio. Le valutazioni di adeguatezza seguono ora le regole previste dalla MiFID II, il quadro normativo utilizzato dagli intermediari per valutare se un investimento è coerente con il profilo dell'investitore.
In Italia oggi risultano 37 ELTIF attivi o in fase di lancio. La soglia minima più comune è di 10.000 euro, ma alcuni prodotti sono accessibili già da 1.000 euro. Si stanno diffondendo anche i fondi evergreen, strutture aperte con durata perpetua che consentono sottoscrizioni e rimborsi periodici: una novità che rende questi strumenti più flessibili rispetto ai tradizionali fondi chiusi, pur senza eliminarne il rischio di illiquidità.
Negli ultimi anni molti gestori hanno iniziato a proporre con maggiore frequenza investimenti in mercati privati e strumenti alternativi. Da un lato, le nuove regole europee hanno ampliato l'accesso anche agli investitori retail; dall'altro, la crescita di questo mercato ha aumentato l'interesse verso strumenti che permettono di investire nell'economia reale e in società non quotate. Questo non significa però che siano diventati automaticamente adatti a tutti: la valutazione deve sempre partire dagli obiettivi, dall'orizzonte temporale e dalla composizione complessiva del patrimonio.
Il rischio principale resta l'illiquidità: anche con i fondi evergreen, i rimborsi sono periodici e soggetti a gate: meccanismi che possono sospendere i riscatti se le richieste superano una certa soglia. Chi investe deve essere consapevole che il capitale potrebbe non essere disponibile quando ne avesse bisogno.
Nei mercati privati la qualità del gestore conta molto più che nei mercati quotati. La differenza di risultati tra un gestore eccellente e uno mediocre può essere molto ampia. Per questo motivo la selezione del fondo è uno degli aspetti più delicati dell'investimento in questa asset class.
Infine i costi: gli ELTIF hanno strutture commissionali più complesse rispetto agli ETF, spesso presenti su più livelli, con management fee, carried interest e talvolta commissioni di performance. Capire il costo reale prima di investire è essenziale.
I mercati privati hanno senso per chi ha un orizzonte temporale lungo, una parte del patrimonio che non dovrà toccare per anni, e la consapevolezza che sta assumendo un rischio di illiquidità reale. Non sono un sostituto del portafoglio liquido, ma un complemento per chi ha già una base solida e vuole accedere a rendimenti e diversificazione che i mercati quotati non offrono.
Come spesso accade negli investimenti, una maggiore opportunità di rendimento comporta anche maggiori vincoli e una maggiore complessità. Prima di investire in mercati privati è fondamentale comprendere non solo i potenziali benefici, ma anche i limiti dello strumento e il suo ruolo all'interno del proprio patrimonio.