Perchè copiare il portafoglio di qualcun altro non funziona
13/01/2026
Tempo di lettura 3 min
13/01/2026
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Prima o poi capita a tutti.
Un amico, un collega o qualcuno online mostra il proprio portafoglio. I numeri sembrano buoni, la struttura ordinata, il racconto convincente.
La tentazione è immediata: perché non fare la stessa cosa?
Copiarlo sembra una scorciatoia razionale.
In realtà è uno dei modi più semplici per costruire un investimento che funziona sulla carta, ma non nella vita reale.
Partiamo da un punto chiave: nella maggior parte dei casi il portafoglio che stai copiando non è sbagliato.
Spesso è ben costruito, diversificato, coerente.
Il problema non è cosa contiene, ma per chi è stato pensato.
Un portafoglio non è un oggetto neutro.
È una risposta a una situazione precisa, in un momento preciso.
La prima differenza è quasi sempre l’orizzonte temporale.
Chi ti mostra un portafoglio potrebbe non avere bisogno di quei soldi per molti anni, avere entrate stabili o poter sopportare periodi lunghi di incertezza.
Se il tuo orizzonte è diverso, anche una strategia sensata diventa difficile da sostenere.
Un portafoglio non fallisce solo quando perde valore.
Fallisce quando ti costringe a uscire nel momento sbagliato.
Il rischio non è solo una percentuale scritta su un foglio.
È qualcosa di molto più concreto e personale.
La tolleranza al rischio cambia da persona a persona: dipende dall’esperienza, dal reddito, dal momento di vita, ma anche da quanto si dorme tranquilli la notte quando i mercati scendono.
Due investitori possono guardare lo stesso grafico e reagire in modo completamente diverso.
Chi ti mostra un portafoglio potrebbe essere abituato alla volatilità o aver già vissuto fasi difficili.
Tu potresti scoprire solo dopo, quando arrivano le prime difficoltà, che quel livello di rischio non è davvero sostenibile per te.
Ed è proprio lì che i portafogli “giusti” sulla carta iniziano a non funzionare più.
Due persone possono investire negli stessi strumenti per motivi completamente diversi:
Per qualcuno è crescita di lungo periodo.
Per altri è integrazione al reddito.
Per altri ancora è una scelta tattica.
Gli strumenti sono gli stessi, ma il senso cambia.
Ed è il senso che tiene insieme le decisioni nel tempo.
C’è poi un dettaglio che quasi nessuno considera: il quando.
Tu vedi il portafoglio oggi, ma non sai quando è stato costruito, come è cambiato nel tempo o quali scelte lo hanno preceduto.
Stai copiando una fotografia, non il percorso che ci ha portato fin lì.
Questo porta spesso a entrare su strategie o strumenti proprio nel momento in cui sono diventati popolari, non quando erano coerenti con un piano personale.
Un buon portafoglio non nasce dagli strumenti, ma dalla persona.
Non esiste una combinazione ideale valida per tutti, perché ogni portafoglio è il risultato di obiettivi, tempi, vincoli ed emozioni specifiche.
Quando questi elementi non sono allineati, anche la strategia più razionale diventa fragile.
Copiare significa partire dagli strumenti invece che dalle persone.
Ed è quasi sempre il verso sbagliato.
Copiare un portafoglio dà una sensazione rassicurante: se va male, non è colpa mia.
In realtà succede l’opposto.
Quando non capisci fino in fondo ciò che possiedi, diventa molto più difficile restare coerenti, accettare le fasi negative e prendere decisioni sensate.
Alla prima difficoltà, quel portafoglio smette di sembrare “giusto”.
Osservare come investono gli altri può essere utile. Copiare no.
Un buon portafoglio non è quello che rende di più in assoluto, ma quello che riesci a mantenere nel tempo senza tradire i tuoi obiettivi.
Negli investimenti non vince chi replica meglio, vince chi costruisce qualcosa che gli assomiglia abbastanza da riuscire a seguirlo a lungo.