È una delle domande più comuni di chi si avvicina alla consulenza finanziaria: “Ho abbastanza patrimonio per rivolgermi a un consulente?” La risposta breve è: non esiste una soglia universale. Quella più utile è: dipende dalla situazione e dalle decisioni che devi prendere.

Esiste un patrimonio minimo per rivolgersi a un consulente finanziario?

No, non esiste un patrimonio minimo valido per tutti.

La soglia dipende dal tipo di consulenza, dal professionista e dal modello con cui viene remunerato.

Nel modello tradizionale, soprattutto quando il servizio è legato alla gestione o distribuzione di prodotti finanziari, possono esistere soglie di accesso o patrimoni minimi. È una conseguenza del modello economico adottato: seguire un cliente con un patrimonio molto contenuto può essere poco conveniente se il compenso è legato alle masse.

La consulenza finanziaria indipendente a parcella segue invece una logica diversa: il compenso è legato al servizio e al lavoro svolto, non alle commissioni riconosciute da banche o intermediari.

Questo non significa che sia sempre conveniente rivolgersi a un consulente indipendente con qualsiasi patrimonio. Significa che il patrimonio, da solo, non è un buon criterio per decidere se una consulenza può essere utile.

Quando può essere utile anche con un patrimonio contenuto

Avere pochi risparmi non significa avere poche decisioni finanziarie da prendere.

Una persona all’inizio del proprio percorso può avere già da gestire:

  • il TFR;
  • un fondo pensione;
  • un mutuo;
  • una capacità di risparmio mensile;
  • le prime somme da investire;
  • eventuali coperture assicurative.

In questa fase, spesso non serve una gestione continuativa del patrimonio.

Può essere più utile una consulenza puntuale, che permetta di mettere ordine, capire le alternative e impostare correttamente le decisioni più importanti.

In altre parole, non è necessario aspettare di avere 200.000 o 300.000 euro sul conto per iniziare a occuparsi seriamente delle proprie finanze.

Quando il patrimonio diventa più importante

Con l’aumentare del patrimonio aumentano spesso anche le conseguenze delle decisioni finanziarie.

Un portafoglio di 20.000 euro e uno di 500.000 euro possono richiedere attenzioni molto diverse.

Con patrimoni più consistenti diventano infatti più rilevanti aspetti come:

  • diversificazione degli investimenti;
  • costi complessivi del portafoglio;
  • gestione della liquidità;
  • fiscalità;
  • previdenza;
  • protezione del patrimonio e del reddito;
  • esigenze familiari;
  • passaggio generazionale.

In questi casi può diventare più interessante anche una consulenza continuativa, perché non si tratta più soltanto di prendere una decisione una tantum, ma di verificare e aggiornare nel tempo una situazione più articolata.

Ma anche qui il punto non è raggiungere una cifra precisa.

È capire quanto è complessa la situazione e quanto valore può creare un supporto professionale.

Non conta solo quanto hai, ma cosa devi gestire

Immagina due persone con 100.000 euro.

La prima ha un unico conto corrente, nessun investimento, nessun mutuo e una situazione familiare semplice.

La seconda ha un portafoglio di fondi e polizze, un fondo pensione, un mutuo, un reddito variabile e una famiglia da tutelare.

Il patrimonio è lo stesso.

La situazione finanziaria, però, è completamente diversa.

Per questo chiedersi soltanto “quanto devo avere per un consulente finanziario?” può essere fuorviante.

Una domanda più utile è:

“Ho una situazione finanziaria abbastanza importante o complessa da rendere utile un confronto con un professionista?”

Il consulente finanziario serve solo per gli investimenti?

No.

Gli investimenti sono una parte importante della consulenza, ma non necessariamente l’unica.

A seconda della situazione, possono entrare nella valutazione anche previdenza, assicurazioni, liquidità, risparmio, fiscalità e altri aspetti della gestione finanziaria personale.

Per esempio, una persona di 30 anni con un buon reddito e pochi investimenti potrebbe avere decisioni importanti da prendere sul fondo pensione, sul TFR, sulla gestione del risparmio e sulle coperture assicurative.

Non ha necessariamente un grande patrimonio.

Ha però decisioni finanziarie che possono avere conseguenze per molti anni.

Quindi, quando conviene rivolgersi a un consulente finanziario?

Non c’è una cifra magica oltre la quale la consulenza diventa automaticamente utile.

Può avere senso chiedere un confronto quando:

  • non sai se le tue scelte attuali sono ancora adatte;
  • hai accumulato risparmi ma non sai come organizzarli;
  • hai investimenti che non hai mai realmente analizzato;
  • non sei sicuro dei costi che stai sostenendo;
  • hai dubbi su previdenza o assicurazioni;
  • stai rimandando da tempo decisioni finanziarie importanti;
  • la tua situazione è diventata più complessa.

In questi casi, il patrimonio è solo una parte della questione.

Prima ancora di chiederti se hai abbastanza soldi per un consulente, puoi chiederti se hai abbastanza decisioni finanziarie importanti da prendere per cui valga la pena farsi aiutare.

E se non sai da dove partire?

Un check-up finanziario può essere un primo passo semplice: serve a mettere ordine nella situazione attuale, individuare eventuali inefficienze e capire se ci sono aspetti che meritano di essere approfonditi.

Non significa necessariamente iniziare un rapporto di consulenza continuativo.

Significa prima di tutto capire dove sei e se c’è qualcosa che vale la pena migliorare.